Oltre 66'000. 
Tanti sono i libri in lingua italiana pubblicati nel 2017. Numeri analoghi nel 2016 e nel 2015.Un mare di titoli in cui tuffarsi con piacere.
Ma la scelta è spesso ardua: come orientarsi in questo vasto orizzonte?
I librai sono grandi lettori e dedicano molto del loro (poco) tempo libero alla lettura.
Abbiamo allora pensato di mettere a disposizione anche online il parere di una di noi sulle sue letture della settimana: potrebbe venire utile come segnalazione o suggerimento.
Le recensioni saranno a volte di libri nuovi o nuovissimi, altre di testi classici o di qualche tempo fa, a volte saranno di romanzi, altre di racconti, altre ancora di saggi.

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Kazuo Ishiguro, Non lasciarmi, Einaudi, 2016 (per l’edizione tascabile)

Che cosa ci rende individui unici e irripetibili? Come si può vivere una vita degna e piena senza conoscere le proprie radici e senza potere immaginare il proprio futuro? Come si sta al mondo quando si smette di avere una prospettiva sul futuro, perché il futuro non è più un campo di possibilità aperte, ma una strada già tracciata? Come si fa a stabilire delle relazioni profonde se si sa per certo che sono destinate a terminare? E ancora: è legittimo sacrificare alcuni per il benessere di molti? Queste e altre domande si affollano nella mente del lettore mentre procede tra le pagine di quello che è forse il romanzo più importante di Kazuo Ishiguro, lo scrittore inglese insignito nel 2017 del Premio Nobel per la Letteratura.

Uscito nel 2005 e tradotto in italiano l’anno seguente, il libro prende il titolo da una canzone di Judy Bridgewater, la preferita della giovane protagonista e voce narrante, Kathy.

Ormai adulta, Kathy si rivolge direttamente a noi lettori, ci fa suoi interlocutori diretti e ci racconta la sua vita attraverso i ricordi della sua infanzia, adolescenza e giovinezza.

È interessante questo modo della narrazione: Kathy consegna a noi le sue esperienze e le sue riflessioni, ci riconosce e definisce come i suoi ascoltatori, e questo coinvolgimento diventa la base di un’empatia che si fa via via più forte e mette in moto sentimenti profondi dentro di noi, nonostante si affaccino continuamente alla nostra mente interrogativi e riflessioni.

Kathy precisa gli eventi spiegandoci gli antefatti, consapevole che certe cose non possiamo conoscerle e che deve darci tutte le informazioni perché possiamo coglierne fino in fondo l’importanza. Il suo tono è sempre pacato, sobrio, il suo dire ponderato, anche quando tocca questioni difficili, se non sconcertanti. Ci parla della sua vita ad Hailsham, un collegio isolato circondato dalla campagna inglese, praticamente senza alcun rapporto con il mondo esterno – e noi percepiamo tutto il mondo di sentimenti, affetti, aspettative e relazioni che appartiene all’infanzia prima, all’adolescenza poi. Ci racconta dei tutori che si occupano degli allievi, preparandoli accuratamente a qualcosa che, sebbene non venga loro espressamente tenuto nascosto durante la loro fanciullezza, diventa sempre più palese man mano che crescono. Intanto, però, li spronano assiduamente a sviluppare i loro talenti artistici. Ci racconta della sua successiva permanenza in un’altra struttura, i Cottages, quando, ormai in piena adolescenza, gli adulti scompaiono quasi del tutto e prende avvio un processo di riflessione sul proprio destino. Infine, ci parla della sua vita adulta, quella a cui tutti gli anni precedenti avrebbero dovuto preparare lei e i suoi compagni. Ci parla, soprattutto, della sua amicizia con la volitiva Ruth e con l’impacciato Tommy. Un’amicizia fatta, come in genere le relazioni umane, di intimità e distacchi, di generosità e gelosie, di aiuto reciproco e di piccole crudeltà. Un’amicizia forte e vera, che non è tenuta in vita solo da ciò che li accomuna o dalla paura. C’è posto anche per l’amore in questo mondo. E c’è posto anche per una tenue, ma tenace, speranza. Colpisce, invece, l’assenza di ogni forma di ribellione: l’acquiescenza, la remissività con cui questi giovani personaggi si incamminano lungo la strada che altri hanno deciso per loro, solleva la domanda più generale sul ruolo dell’educazione e sui condizionamenti che ci predispongono ad accettare anche ciò che sembrerebbe inaccettabile.

Ishiguro è bravo a far sorgere dubbi e a creare turbamento, disseminando la narrazione di segnali che la situazione di Kathy e dei suoi amici è fuori dalla norma, che li aspetta qualcosa di terribile, qualcosa che poco alla volta capiamo sempre più inequivocabilmente. Ma questi elementi inquietanti sono inseriti con naturalezza, come dati di fatto, lasciando a noi il compito di fare i conti con essi. Contemporaneamente, il romanzo ci coinvolge con la sua efficace resa delle dinamiche psicologiche, che si avvale anche della presenza discreta ed espressiva del paesaggio naturale.

Non lasciarmi è un romanzo malinconico, struggente, che sollecita le nostre emozioni e la nostra intelligenza morale. Di certo, io non lo dimenticherò presto.

Francesca


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