Oltre 66'000. 
Tanti sono i libri in lingua italiana pubblicati nel 2017. Numeri analoghi nel 2016 e nel 2015.Un mare di titoli in cui tuffarsi con piacere.
Ma la scelta è spesso ardua: come orientarsi in questo vasto orizzonte?
I librai sono grandi lettori e dedicano molto del loro (poco) tempo libero alla lettura.
Abbiamo allora pensato di mettere a disposizione anche online il parere di una di noi sulle sue letture della settimana: potrebbe venire utile come segnalazione o suggerimento.
Le recensioni saranno a volte di libri nuovi o nuovissimi, altre di testi classici o di qualche tempo fa, a volte saranno di romanzi, altre di racconti, altre ancora di saggi.

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Mario Vargas Llosa, Chi ha ucciso Palomino Molero?, Einaudi, 2004

Quando a dedicarsi al giallo è un grande scrittore, il risultato finisce per conquistare anche chi non è un patito del genere. Il grande scrittore di cui parliamo è il peruviano Vargas Llosa, Premio Nobel per la Letteratura nel 2010, e Chi ha ucciso Palomino Molero? non è la sua unica incursione nei territori del poliziesco e porta in scena un personaggio, Lituma, che ricorre anche in altre sue opere.

Qui ci sono tutti gli ingredienti che ci aspettiamo di trovare: un efferato omicidio, due inquirenti, ossia il tenente Silva e l’agente Lituma della Guardia Civil, un’indagine che si barcamena tra ostacoli e qualche falsa pista, belle intuizioni, uno sguardo al lato oscuro dell’animo umano e un amore impossibile. A dare sostanza alla trama vi è anche il ritratto di una società, quella del Perù degli anni Cinquanta, spaccata in due dalle differenze economiche, dal classismo e dal razzismo: fianco a fianco eppure lontanissimi tra loro, vivono la grande massa del popolo, abbandonata alla miseria, relegata a una vita di sussistenza in casupole di fango e lamiera, ferma a un’epoca pre-moderna, e il piccolo gruppo dei privilegiati, coloro che detengono il potere, la forza e il diritto di usare le ricchezze naturali, petrolio in primis. È l’élite dei bianchi, dei benestanti, dei militari e dei proprietari delle compagnie petrolifere, in gran parte stranieri.

Ma in questo romanzo troviamo soprattutto una resa felicemente riuscita degli ambienti, dei personaggi, principali o minori che siano, e delle loro dinamiche. Basterebbe il capitolo finale, con il suo vivace ed espressivo contrappunto di voci, a giustificare la lettura. Va detto subito che il linguaggio è colorito e spesso francamente sboccato, in piena coerenza, però, con l’ambiente popolare e con i fatti narrati.

La vicenda si svolge in una zona di pianura calda e sassosa lungo la costa oceanica, a ridosso di un mare che sembra bellissimo ma è in realtà inquinato dai rifiuti delle navi e dagli idrocarburi. È qui, tra la cittadina di Piura e il paese Talara, sede di una base dell’aviazione militare, che viene trovato il cadavere martoriato di Palomino Molero. Palomino era un giovane meticcio timido e introverso, musicista dalla voce angelica e dall’animo romantico. Di origini poverissime, non era tenuto a prestare servizio militare e la sua indole sembrerebbe incompatibile con la vita nell’esercito, eppure pochi mesi prima si era arruolato volontariamente come aviere. Per cercare di sciogliere il mistero sulla sua morte, il tenente Silva e il suo aiutante Lituma partono dunque da qui, dai motivi di questa scelta e dagli ambienti dell’aereonautica. A piedi, con mezzi di fortuna o ricorrendo all’unico taxi della zona, i due si muovono nel caldo torrido e nella polvere, tra pietre, capre, asini e cani, per raccogliere indizi e testimonianze, sfidano reticenze e omertà, affrontano con sagacia le paure della gente comune e l’arroganza dei comandi militari, adoperandosi affinché “per una volta sia fatta giustizia e non finisca che vincano quelli che vincono sempre”, “i pesci grossi”.

È impossibile non provare una simpatia immediata per questi due protagonisti: Lituma, con la sua umanità e la sua ammirazione per l’abilità investigativa del suo superiore, e quest’ultimo, il bel tenente Silva che, astuto e sornione, riesce a ottenere tutte le informazioni di cui ha bisogno per risolvere il caso, senza arretrare di un passo. E poi ci sono i frequentatori delle osterie e dei bordelli di Piura, i pescatori e i contadini, i bambini, la gente povera, scalza e polverosa, e, prima di tutti, donna Adriana, la carnosa, rotonda e matura madre di famiglia per la quale, inspiegabilmente, il giovane e affascinante Silva ha perso la testa. Riuscirà a conquistarla, coronando così il suo sogno di amore? E riuscirà Lituma a ritrovare la serenità, scoprendo la verità su Paolomino?

Vargas Llosa sa toccare corde diverse e per noi lettori è un piacere farci irretire dalla sua narrazione, sorridere di certi suoi ritratti, parteggiare per i deboli, assistere ai drammi dei suoi personaggi, seguire le vicende parallele e, ovviamente, scoprire chi è il colpevole. Con l’unica certezza che, comunque vada, non resteremo delusi da questa lettura.

Francesca