Oltre 66'000. 
Tanti sono i libri in lingua italiana pubblicati nel 2017. Numeri analoghi nel 2016 e nel 2015.Un mare di titoli in cui tuffarsi con piacere.
Ma la scelta è spesso ardua: come orientarsi in questo vasto orizzonte?
I librai sono grandi lettori e dedicano molto del loro (poco) tempo libero alla lettura.
Abbiamo allora pensato di mettere a disposizione anche online il parere di una di noi sulle sue letture della settimana: potrebbe venire utile come segnalazione o suggerimento.
Le recensioni saranno a volte di libri nuovi o nuovissimi, altre di testi classici o di qualche tempo fa, a volte saranno di romanzi, altre di racconti, altre ancora di saggi.

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Olga Tokarczuk, Guida il tuo carro sulle ossa dei morti, Bompiani, 2020
 
Pubblicato in polacco nel 2009 e in italiano già nel 2012, il romanzo qui riproposto è firmato dalla scrittrice insignita nel 2018 del Premio Nobel per la Letteratura.
L’ho letto con piacere, grazie all’ironia lieve e sottile che lo attraversa da cima a fondo, alla trama lineare, facile da seguire ma non banale, alla scrittura godibile e fluida e, non da ultimo, grazie alla sua capacità di sollevare domande interessanti sul piano filosofico, a cui a mio avviso non dà risposta. Il compito di riflettere e giudicare è affidato a noi lettori - e a me la cosa non dispiace affatto.
La storia, per nulla complessa, ha la forma del thriller: strane morti violente su cui si indaga con fatica e si fantastica copiosamente e il cui senso si svela solo alla fine. Ma è un thriller davvero sui generis.
 
Siamo in Polonia, in un Altopiano ai confini con la Repubblica Ceca. In basso c’è il paese; sopra, campi, prati, boschi, poche strade, poche case, quasi eslusivamente di vacanza, un vento che non si placa mai. Qui vivono stabilmente una manciata di persone, individui stravaganti e stralunati. Tra questi vi è l’anziana Janina, che custodisce le abitazioni lasciate vuote nei lunghi, bui e freddi mesi invernali. Janina è la voce narrante e dietro la sua apparenza fragile riserva molte sorprese. Mentre i morti si susseguono e lei mette a punto una sua Teoria esplicativa, scopriamo qualcosa del suo passato e molto della sua visione del mondo.
La prima cosa che scopriamo di lei è la sua avversione per il proprio nome e per i nomi di battesimo in generale, colpevoli, a suo dire, di non cogliere l’essenza delle persone. Per questo motivo attribuisce a tutti dei nomignoli (Bietolone, Buona Novella e via dicendo), rendendo i personaggi facilmente riconoscibili. Parallelamente, usa iniziali maiuscole per le parole che indicano sentimenti, emozioni, momenti ed elementi fondamentali della vita, trasformandoli così in entità in sé, assolute. Segue in ciò William Blake, il poeta inglese che Janina legge e traduce insieme a un suo giovane amico, un informatico che adora Blake, i suoi simboli e la sua filosofia trascendente. Janina lo aiuta, anche se dice di non capire il senso della sua scrittura bella e immaginifica. Ma è proprio un suo verso a dare il titolo al romanzo e suoi sono i versi che compaiono in epigrafe a ogni capitolo del libro, conferendogli la sua tonalità.
La vera passione di Janina è l’astrologia. Secondo lei, vi è un legame stretto tra le posizioni dei pianeti e gli eventi umani, dai più insignificanti ai più importanti: “il mondo è una grande rete, una totalità, non esiste una cosa a sé stante, ogni frammento del mondo, anche il più piccolo, è legato agli altri tramite un complicato Cosmo di corrispondenze che il comune intelletto non riesce a penetrare”. La sua è una concezione del mondo del tutto laica, neoplatonica (bella l’immagine delle anime che discendono dall’empireo verso la terra per incarnarsi, sporcandosi, acquistando qualità e caratteristiche, individualizzandosi). Assidua compilatrice di oroscopi, Janina ama più di tutto scoprire la data di morte delle persone, a cominciare dalla propria, e studia i piani astrali di coloro che intanto le muoiono intorno, corroborando la sua personale Teoria.
Soprattutto, Janina è un’ecologista sfegatata, un’animalista irriducibile, compassionevole, empatica, fusionale con ogni creatura vivente. Tranne gli umani. Specie se sono cacciatori. Purtroppo vive in una regione in cui la caccia è diffusissima, cosa che la fa grandemente soffrire e contro cui lotta “come Don Chisciotte con i mulini a vento”. Il suo sdegno si appunta contro la nostra supponenza e protervia, contro la nostra convinzione di valere più degli altri esseri, di godere di speciali diritti e di poter quindi disporre a piacimento della natura, delle sue risorse e delle sue creature. La mancanza di rispetto per il mondo naturale e la sua bellezza, la crudeltà, l’uccisione gratuita e impunita dei suoi amati animali rendono furiosa Janina. La lasciano in preda all’Ira, sentimento a cui attribuisce portata conoscitiva e forza morale. Anche perché le lettere e gli esposti che spesso invia alle autorità per denunciare comportamenti spietati verso gli animali o per illustrare la sua Teoria sulle morti umane rimangono inascoltati. Ma sono davvero solo i deliri di un’eccentrica donnina anziana?
Balzana, bizzarra, capace di umorismo, non sempre voluto, sensibile, sofferente di dolorosi e debilitanti Disturbi, afflitta da inspiegabili malattie dermatologiche, Janina ci costringe a prendere posizione sulle questioni ecologiche e sui limiti da porre al nostro agire; ci sollecita a giudicare il suo comportamento, il suo volersi fare portavoce dei diritti degli animali e della natura, la sua reazione di fronte “all’insensata, onnipresente crudeltà”. Nel contempo, non possiamo non chiederci in che modo il libero arbitrio e la responsabilità di ciascuno si conciliano con la nostra appartenenza a un universo in cui tutto soggiace a un solo e medesimo ordine.

Francesca