Oltre 66'000. 
Tanti sono i libri in lingua italiana pubblicati nel 2017. Numeri analoghi nel 2016 e nel 2015.Un mare di titoli in cui tuffarsi con piacere.
Ma la scelta è spesso ardua: come orientarsi in questo vasto orizzonte?
I librai sono grandi lettori e dedicano molto del loro (poco) tempo libero alla lettura.
Abbiamo allora pensato di mettere a disposizione anche online il parere di una di noi sulle sue letture della settimana: potrebbe venire utile come segnalazione o suggerimento.
Le recensioni saranno a volte di libri nuovi o nuovissimi, altre di testi classici o di qualche tempo fa, a volte saranno di romanzi, altre di racconti, altre ancora di saggi.

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Victoria Mas, Il ballo delle pazze, E/O, 2021
 
Parigi, 1885: La Salpêtrière è l’ospedale delle “alienate”, donne affette da disturbi mentali, donne che hanno subìto traumi e violenze e che le famiglie non sanno gestire, ma anche donne che non corrispondono ai dettami della società perbenista e conformista di fine Ottocento, spaventata da ogni eccentricità. Basta poco per venire rinchiuse, quasi sempre su iniziativa di un parente maschio, un padre, un marito, un fratello. Difficilissimo è invece uscire. Centinaia di donne di tutte le età abitano tra le mura di questa istituzione. Suddivise per reparti, dormono in grandi camerate, vengono nutrite, tenute al caldo e sorvegliate da personale curante che, sebbene non le ignori e non le maltratti, come avveniva in precedenza, è freddo e privo di empatia. Vivono in modo semplice ma dignitoso, affrontando giorno dopo giorno la malattia e la sofferenza, l’agitazione, la malinconia, la mancanza di affetto, di prospettive, di contatti con il mondo esterno.
A dirigere il reparto delle isteriche vi è il luminare della neurologia Jean-Martin Charcot, che si dedica allo studio dei fenomeni isterici con metodo scientifico e propone una cura tramite l’ipnosi. Le sue conclusioni vengono presentate nel corso di lezioni pubbliche a cui accorrono folle di medici, studiosi e giornalisti da tutta Europa. Nel corso di queste sedute dimostrative, il celebre Charcot sottopone una paziente a ipnosi inducendo una crisi, per studiarne i sintomi e i processi che la generano. L’alienata, priva di coscienza e in preda all’attacco che la fa muovere scompostamente, è oggetto di osservazione. Queste lezioni finiscono così per assomigliare a spettacoli e la prescelta, alla mercé dell’interesse un po’ morboso degli astanti, tutti uomini, prova nel contempo il timore e l’orgoglio di essere al centro dell’attenzione.
L’esibizione della malattia caratterizza anche il grande evento mondano organizzato ogni anno dall’istituto: il ballo in maschera di primavera, a cui è invitata tutta la Parigi che conta. Per una sera, le internate e i notabili si sfiorano. È un’occasione che tutti attendono e su cui tutti fantasticano: per le pazienti è l’avvenimento che spezza l’insopportabile monotonia delle giornate e permette loro di essere finalmente viste; per i parigini è una distrazione eccitante, l’incontro con l’anomalia. In una società che bandisce ogni bizzarria e particolarità, queste “pazze” suscitano insieme orrore e curiosità e il ballo permette di guardarle da vicino. Le si immagina scarmigliate, deformate dalla malattia e preda degli istinti, mentre invece conducono solo una “battaglia muta e quotidiana per la normalità”.
 
Il romanzo si svolge quasi interamente nelle due settimane che precedono il grande ballo. Le internate vivono nell’eccitazione dei preparativi, provando e aggiustando vestiti, acconciature e movenze.
Dal coro delle donne spiccano alcune figure, su cui si concentra la narrazione.
 
Diversamente da Charcot, che ne cercava le basi fisiologiche, Victoria Mas legge la malattia psichica essenzialmente come un prodotto sociale, figlia di rigide strutture che impongono ruoli e comportamenti e considerano anormale chi non vi si adatta. Ciò che esce dai tracciati consueti (persone devianti o tesi esoteriche) crea inquietudine e viene respinto. E poiché nella società di cui parla vige un ordine patriarcale, le prime vittime sono le donne; per loro è disperatamente facile irritare gli uomini da cui dipendono e che hanno potere assoluto sulle loro vite. Le protagoniste del romanzo, differenti per età, estrazione sociale e cultura, incarnano le diverse forme di controllo e dominio sul corpo e sulla mente femminili. Ogni minima ribellione al ruolo che l’uomo ha assegnato loro è considerata pazzia e merita il confinamento. Neppure Charcot si sottrae a questa dinamica, nonostante il carattere innovativo del suo lavoro; ai suoi occhi, le malate sono corpi da studiare ed esporre, le infermiere sono sottoposte senza diritto di parola.
Con scrittura agile, l’autrice dipinge un teatro drammatico in cui si muovono personaggi tratteggiati nelle loro linee essenziali. Le loro personalità funzionano bene nella narrazione, però restano poco articolate. La situazione femminile è ritratta con forza e vividezza, tuttavia le diverse anime culturali che caratterizzavano il periodo sono solo accennate e si preferisce puntare sull’elemento romanzesco, pur senza rinunciare al realismo.
 
 Francesca