Oltre 66'000. 
Tanti sono i libri in lingua italiana pubblicati nel 2017. Numeri analoghi nel 2016 e nel 2015.Un mare di titoli in cui tuffarsi con piacere.
Ma la scelta è spesso ardua: come orientarsi in questo vasto orizzonte?
I librai sono grandi lettori e dedicano molto del loro (poco) tempo libero alla lettura.
Abbiamo allora pensato di mettere a disposizione anche online il parere di una di noi sulle sue letture della settimana: potrebbe venire utile come segnalazione o suggerimento.
Le recensioni saranno a volte di libri nuovi o nuovissimi, altre di testi classici o di qualche tempo fa, a volte saranno di romanzi, altre di racconti, altre ancora di saggi.

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La recensione del martedì va in vacanza per qualche settimana, ma ritornerà regolarmente dopo Ferragosto.

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Patrick McGrath, La lampada del diavolo, La Nave di Teseo, 2021
 
Un fantasma perseguita il vecchio poeta inglese Francis McNulty. Tremolante, logoro, sporco e maleodorante, gli appare per strada, in giardino, dove le piante cominciano a marcire e morire, in casa, da ultimo perfino nella sua camera da letto. È il fantasma del Generalissimo Francisco Franco. Siamo nel 1975 e, sebbene molto malato, Franco è ancora vivo. Dal suo palazzo di Madrid, circondato da fedelissimi, tiene sempre il potere in modo saldo e spietato, ma la sua fine si avvicina. Ed è proprio questo Franco, ormai l’ombra dell’uomo che era, a comparire al vecchio poeta, non il giovane generale che egli ha combattuto quarant’anni prima in Spagna tra le fila delle Brigate Internazionali. Nel 1936 Francis era infatti partito per dare il suo contributo alla difesa della Repubblica. A Madrid, mentre la popolazione resisteva coraggiosamente agli assalti fascisti, conobbe un altro volontario, Doc Roscoe, un chirurgo americano di cui si innamorò e a cui rimase sempre accanto, guidando ambulanze, raccogliendo feriti, soccorrendo e medicando, fino a quando, dopo un’epica battaglia, furono catturati e gettati nelle celle del monastero di Santa Eulalia, destinati al plotone di esecuzione.
Adesso l’anziano e dolorante Francis vive in una “sbiadita bicocca georgiana” a cui è molto affezionato, in compagnia di un gatto altezzoso e di una piccola corte di donne pragmatiche e a modo loro amorevoli, allarmate per la sua salute mentale: la figlia adulta Gillian, che sta per sposarsi e trasferirsi nella casa del marito; la sorella maggiore di Francis, Finty, che lo ha accudito da piccolo e che, malferma e artritica ma tuttora vigile, è corsa di nuovo a soccorrerlo; la domestica Dolores Lòpez, che vive con lui da quando, quarant’anni prima, egli l’ha tratta in salvo dalle macerie della sua casa di Madrid distrutta dai fascisti. Taciturna e imperscrutabile, anche Dolores ha un conto aperto con il Generalissimo e forse anche lei ne vede lo spettro - o almeno così vuole credere il nostro poeta.
A dispetto di tutto, Francis è certo di una cosa: la sinistra figura che gli appare all’improvviso, avvolta da un lezzo che anche le donne di casa sembrano avvertire, questo “ghul” tanto ridicolo quanto temibile non è un’allucinazione. Gli parla, o meglio farfuglia, piange per la morte dell’amico Carrero Blanco e un giorno gli sussurra che si aspetta delle scuse. Il responsabile di innumerevoli atrocità e carneficine, il “mostro morale” si aspetta delle scuse da lui!
Ma l’indignato Francis nasconde davvero una colpa; una colpa segreta e inconfessabile che da decenni lo tormenta, lo sveglia di notte, nutre un rimorso sordo, tiene accesa una profonda vergogna. Reale o immaginario, il fantasma di Franco è il fantasma di un passato che egli vorrebbe rimuovere e invece lo perseguita e con cui è ora di fare i conti. È il fantasma di un mostro che alberga dentro di lui e con cui convive da troppo tempo. Adesso è il momento di fare luce, come gli ricorda il quadro di Goya che dà il titolo al romanzo, in cui un uomo si affanna a tenere accesa la sua lanterna nel buio della notte, altrimenti la sua anima finirebbe nelle mani del diavolo: “Lasci spegnere la fiammella e addio alla tua anima”.
Allora, pungolato dalle visioni del ghul e dalle domande di un giovane e intelligente giornalista che vuole scrivere un articolo sulla sua esperienza spagnola, Francis lascia che i ricordi fluiscano. Giorno dopo giorno, il vecchio poeta trova finalmente le parole per raccontare gli “eventi indicibili” di cui è stato testimone e protagonista, per dissipare “questo nodo di nebbia impossibile da articolare”, permettendo una tardiva ma necessaria redenzione. Una redenzione liberatoria che prenderà anche la forma di una “deplorevole” rivalsa.
 
La scrittura di McGrath è godibilissima e dà vita a un romanzo dove la raffigurazione di eventi storici si interseca in modo sagace con l’indagine psicologica, retta da un abile gioco di specchi tra mondo interno e mondo esterno. Il racconto è ben costruito e, nonostante la serietà dei temi, pervaso da un grande humour, che viene ad alleggerire la consapevolezza del declino e della senescenza, il senso della fine imminente. Teatrale e patetico, disperato e irriverente, determinato e spaventato, Francis è una figura ambivalente, in ogni caso molto umana, che l’autore guarda con simpatia e partecipazione, mentre risulta netto e inequivocabile il giudizio di condanna su Franco.
 
Francesca