Oltre 66'000. 
Tanti sono i libri in lingua italiana pubblicati nel 2017. Numeri analoghi nel 2016 e nel 2015.Un mare di titoli in cui tuffarsi con piacere.
Ma la scelta è spesso ardua: come orientarsi in questo vasto orizzonte?
I librai sono grandi lettori e dedicano molto del loro (poco) tempo libero alla lettura.
Abbiamo allora pensato di mettere a disposizione anche online il parere di una di noi sulle sue letture della settimana: potrebbe venire utile come segnalazione o suggerimento.
Le recensioni saranno a volte di libri nuovi o nuovissimi, altre di testi classici o di qualche tempo fa, a volte saranno di romanzi, altre di racconti, altre ancora di saggi.

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Amitav Ghosh, L’Isola dei fucili, Neri Pozza, 2019
 
Storia e avventura, mitologia e attualità, naturale e sovrannaturale si fondono a pieno in questo nuovo romanzo dello scrittore indiano Amitav Ghosh. La narrazione è scorrevole, piacevole, ha il gusto dell’intrattenimento, eppure ci parla di temi essenziali e urgenti quali il cambiamento climatico e i flussi migratori internazionali. Tutto il racconto si svolge nell’oggi, ma affonda le sue radici in un antico racconto indiano, il cui senso, scopriremo man mano, è più che mai illuminante per i nostri giorni. In esso si esprime infatti una visione significativa di quel legame fra gli uomini e le forze naturali che la nostra epoca ha pericolosamente perso di vista.
La rottura dell’equilibrio ecologico era già al centro del saggio La grande cecità, uscito in italiano nel 2017. Il libro di cui parliamo adesso riprende questo argomento, ma lo inserisce in un romanzo che è tale a tutti gli effetti, perché non sacrifica la narrazione ai contenuti. È infatti riuscito il connubio fra la trama, che intreccia, come in un thriller, fatti storici, vicende avventurose, simboli misteriosi, elementi magici e favolistici, e il lato più descrittivo che, con lucido realismo, ci pone sotto gli occhi gli effetti degli sconquassi climatici: la modifica irreversibile del territorio, la perdita di terreni agricoli, la trasformazione degli ambienti acquatici, la siccità, lo stravolgimento nella vita degli animali, i movimenti di grandi masse di persone da un continente all’altro, resi possibili anche dalle nuove tecnologie. Su questo versante, i riferimenti sono concreti, gli esempi reali, i meccanismi sono spiegati con la chiarezza di un ottimo divulgatore.
 
Dinanath, detto Deen, è un uomo maturo, nato e cresciuto a Calcutta ma stabilitosi da decenni a New York, dove conduce una vita benestante, quieta e solitaria. I suoi rapporti con l’India sono rimasti molto stretti e ogni anno vi fa ritorno per alcuni mesi. Proprio durante uno di questi soggiorni, Deen si imbatte in una leggenda che conosce molto bene, avendole dedicato, in gioventù, la ricerca di dottorato. È una storia antica, epica, molto diffusa nell’India orientale e in Bangladesh, che si ripresenta in nuove varianti e in nuove sembianze ogni volta che queste regioni attraversano un momento di profonda crisi.
Una di queste varianti si incentra su Bonduki Sadagar, ossia il Mercante di Fucili, che si mette in viaggio e affronta mille peripezie per sfuggire alle persecuzioni della dea Manasa Devi. A lei è dedicato un tempio nelle Sundarban, in Bengala, un territorio di fitte foreste di mangrovie, un luogo in cui “viene combattuta la guerra tra profitto e Natura”.
Deen è un uomo colto, laico, razionale, è uno studioso di folklore che legge nei racconti di dei e demoni solo un riflesso di avvenimenti storici. Eppure, dal momento in cui incappa nella figura del Mercante di Fucili, si trova trascinato in una serie di incontri, eventi e viaggi che sembrano fortuiti e invece, con suo grande sconcerto, si rivelano connessi tra loro da uno strano filo di coincidenze, di simboli, di premonizioni. E tutti appaiono legati alla leggenda del mercante che, dopo anni di peregrinazioni, accetta infine di diventare devoto della dea e le dedica un tempio, a suggello del patto tra le esigenze della Terra e quelle del guadagno. Un patto che andrebbe costantemente rinnovato.
Seguendo questo filo misterioso, Deen si sposta dall’India agli Stati Uniti, all’Italia, soprattutto a Venezia, in uno scenario che si fa sempre più apocalittico; conosce persone comuni e ricercatori, scopre fatti passati e presenti, impara a collegare tra loro avvenimenti sparsi, a cogliere geometrie non sempre palesi e segnali soprannaturali. L’avventura che vive è fuori dall’ordinario, come fuori dall’ordinario è la destabilizzazione che sta investendo il nostro mondo. Gli scossoni che turbano la sua esistenza sono gli stessi che stanno subendo intere aree del mondo: “Siamo in un mondo nuovo. Nessuno sa più a quale luogo appartiene, né gli esseri umani né gli animali”.
 
Sono tante le informazioni, tanti gli spunti e i rimandi, tanti gli inviti a risvegliarci dal torpore in cui siamo caduti. Muovendosi tra realtà e fantasia, Ghosh rilegge il mito in un modo per nulla banale, trova parallelismi con idee e pratiche occidentali, resta aderente ai fatti ma con un occhio all’invisibile.