Oltre 66'000. 
Tanti sono i libri in lingua italiana pubblicati nel 2017. Numeri analoghi nel 2016 e nel 2015.Un mare di titoli in cui tuffarsi con piacere.
Ma la scelta è spesso ardua: come orientarsi in questo vasto orizzonte?
I librai sono grandi lettori e dedicano molto del loro (poco) tempo libero alla lettura.
Abbiamo allora pensato di mettere a disposizione anche online il parere di una di noi sulle sue letture della settimana: potrebbe venire utile come segnalazione o suggerimento.
Le recensioni saranno a volte di libri nuovi o nuovissimi, altre di testi classici o di qualche tempo fa, a volte saranno di romanzi, altre di racconti, altre ancora di saggi.

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Donatella Di Pietrantonio, Borgo Sud, Einaudi, 2020
 
Tre anni dopo il grande successo de L’Arminuta, Di Pietrantonio ne riporta in scena la protagonista e ne racconta la vita adulta. L’io narrante è dunque di nuovo lei, l’Arminuta, di cui non viene mai pronunciato il nome, ma ora il suo sguardo è rivolto, ancor prima che a se stessa, ai suoi punti di riferimento affettivi. Sono i rapporti che intrattiene a parlare di lei, a fare trasparire le sue fragilità e l’originario, primigenio vuoto d’amore che, per quanto coperto e occultato, non smette di agire sotto la superficie.
Praticamente scomparsi i fratelli, collocati sullo sfondo i genitori, coppia ottusa la cui brutalità si nutre di ignoranza e superstizione e la cui rozza indifferenza ha marchiato in modo indelebile la vita emotiva dei figli, a dominare la scena del romanzo restano la narratrice, il marito Piero e la sorella minore Adriana. Al loro fianco si muovono personaggi minori ben delineati e perfettamente funzionali.
 
Il romanzo è strutturato su diversi piani temporali, tra cui la scrittrice si sposta con autentico virtuosismo. Al racconto del presente si avviluppano continuamente i fili del passato: il matrimonio con Piero, i rapporti altalenanti con Adriana, scanditi da brevi convivenze e lunghe separazioni, le saltuarie visite alla madre. Questi frequenti slittamenti tra il presente e vari momenti del passato danno sostanza a uno dei temi principali del romanzo: l’impossibilità di liberarci davvero dall’infanzia, di prendere distanza dalla nostra provenienza, che resta nelle fibre di ciò che siamo e condiziona il nostro destino e le nostre scelte. L’impeccabile padronanza dei salti nel tempo permette inoltre all’autrice di tenere sospesi diversi elementi della trama e il mistero che circonda eventi essenziali pungola il lettore, apre domande, crea aspettative. Noi intuiamo, immaginiamo, ipotizziamo e intanto ci immergiamo sempre più nelle dinamiche tra i personaggi.
Abile nell’articolazione temporale, il romanzo si avvale anche di una sua peculiare geografia: sebbene contigui, i luoghi di questa storia sono in realtà mondi lontani tra loro. Il paese in cui vivono i genitori, luogo di origine dell’Arminuta e di Adriana, distante appena qualche decina di chilometri da Pescara, nulla ha a che vedere con la Pescara urbana, moderna e perbene in cui la protagonista ha deciso di vivere e ancora diverso è Borgo Sud, il quartiere marinaro della città dove si è stabilita Adriana. Borgo Sud è un mondo a sé, una comunità in senso proprio, in cui le persone non solo abitano, ma si sentono parte di una grande famiglia, si aiutano e si proteggono a vicenda, fino all’omertà. E poi c’è Grenoble, dove la narratrice si è trasferita e dove insegna italiano all’università, distante da tutto e da tutti eppure mai libera. Basta infatti una telefonata a costringerla a rientrare precipitosamente in Abruzzo, dove ogni cosa è cominciata.
 
Con il tempo, le strade delle due sorelle hanno finito per divergere radicalmente. Adriana, irrequieta e indisciplinata, si è legata presto a un ragazzo, Rafael, in un rapporto d’amore burrascoso e discontinuo che non riuscirà mai a troncare e, dopo anni di nomadismo e di lavori presi e lasciati, è approdata alla confusione vitale di Borgo Sud. La nostra protagonista, invece, si è accomodata nella sicurezza di una vita borghese, di una normalità puntellata da buoni studi, da una vita professionale appagante, da un buon matrimonio. Si è aggrappata a Piero, un uomo affabile e gentile che sembrava garantirle stabilità e che a sua volta cercava in lei un modo per costruirsi un’immagine più accettabile. Così, nel tempo, le due sorelle sono diventate molto diverse e i loro contatti sono diventati saltuari, ma non meno intensi. A tenerle unite è un rapporto viscerale, ancorato nella stessa “eredità di parole non dette, gesti omessi, cure negate”. Adriana ha il potere di ricondurre la sorella alla loro matrice comune, di fare di lei di nuovo l’Arminuta, la ritornata, richiamata indietro alla famiglia e alle sue origini  “come una molla tesa che si allenta di colpo e torna alla posizione di partenza”.
È dalla stessa madre di poche e aspre parole, è dallo stesso disamore che entrambe fuggono senza mai riuscire ad allontanarsi veramente: “Siamo state figlie di nessuna madre. Siamo ancora, come sempre, due scappate di casa”. Ciascuna secondo la sua indole, le sorelle hanno cercato un rifugio e una sicurezza affettiva innamorandosi di uomini sbagliati e fingendo di non vedere i segnali di quella rovina che la loro madre aveva ruvidamente profetizzato per entrambe.
 
Borgo Sud è un romanzo diverso da L’Arminuta, ma non meno intenso. La prosa è elegante, fluida, capace di incastonare bene nella lingua limpida e precisa della protagonista i tratti fortemente regionali di Adriana e dei genitori. La trama è intrigante e suscita curiosità, mai però a scapito dell’impatto emotivo o dell’analisi psicologica di caratteri, comportamenti e relazioni, resi in modo sottile e intelligente.

Francesca