Oltre 66'000. 
Tanti sono i libri in lingua italiana pubblicati nel 2017. Numeri analoghi nel 2016 e nel 2015.Un mare di titoli in cui tuffarsi con piacere.
Ma la scelta è spesso ardua: come orientarsi in questo vasto orizzonte?
I librai sono grandi lettori e dedicano molto del loro (poco) tempo libero alla lettura.
Abbiamo allora pensato di mettere a disposizione anche online il parere di una di noi sulle sue letture della settimana: potrebbe venire utile come segnalazione o suggerimento.
Le recensioni saranno a volte di libri nuovi o nuovissimi, altre di testi classici o di qualche tempo fa, a volte saranno di romanzi, altre di racconti, altre ancora di saggi.

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Nicolas Couchepin, Il segreto dei Mensch, Clichy, 2020
 
Mensch, proprio come la parola tedesca che indica l’essere umano, è il cognome della famiglia al centro di questo romanzo, il primo tra i libri dello scrittore svizzero romando Couchepin ad essere tradotto in italiano. Una bella scoperta. Ho infatti apprezzato il modo in cui l’autore si addentra nel microcosmo che egli stesso inventa, mostrando quanto può essere pesante l’eredità lasciata da ciò di cui non si sa e non si vuole parlare. Ed è interessante vedere affiorare il segreto che corrode la vita dei Mensch e li porta a scivolare verso la follia, rendendoli sempre più incapaci di parlarsi e comunicare, sempre più prigionieri di loro stessi, sempre più soli, nonostante vivano insieme sotto lo stesso tetto. Mi è piaciuta la scrittura, intessuta di immagini e di metafore eloquenti che aggiungono significati, esprimono la complessità degli stati emotivi, stabiliscono collegamenti, si richiamano tra loro, danno profondità al mondo psichico dei protagonisti. Riuscita è anche la costruzione del libro: Couchepin dà voce a più personaggi, ne esprime i punti di vista, ne modella le personalità, rivela ciò che passa nelle loro menti; visti dalle loro prospettive, ecco che gli eventi, per quanto incredibili, appaiono comprensibili, normali, quasi inevitabili. Finché, nel quarto e ultimo capitolo, grazie al racconto di un'anziana vicina di casa, si arriva al nucleo, alla radice delle cose - prima che se ne perda definitivamente la memoria. Questo sorprendente svelamento finale ci fa riconsiderare tutta la storia e la dinamizza e ha dunque una funzione cruciale. Forse anche per questo la casa editrice italiana ha posto il libro in una collana dedicata al thriller, sebbene qui non abbiamo a che fare con un giallo classico, semmai, al limite, con un noir sui generis, dove l’indagine non è poliziesca ma psicologica.
 
I Mensch sono all’apparenza una famiglia qualunque, con una vita qualunque in una cittadina qualunque. Sono quattro: il padre Théo, la madre Muriel, la figlia adolescente Marie e il piccolo Simon, nato trisomico. Simon è la causa involontaria dello sconvolgimento emotivo della famiglia ed è anche l’unico personaggio del romanzo a non avere una voce propria. Di lui sappiamo solo quello che gli altri ci dicono e la sua presenza muta, benché rumorosa, è indispensabile, perché è lui a destabilizzare definitivamente gli equilibri già fragili e a fare emergere le sottili crepe che attraversano la psiche degli altri personaggi.
Uno dopo l’altro, in altrettanti capitoli, Théo, Muriel e Marie raccontano il loro passato e il loro presente, i vissuti, i sentimenti, le sofferenze, le paure, le speranze, i rapporti che li legano tra loro e, non da ultimo, con la casa che li accoglie, questa casa familiare che è lo sfondo della vicenda e che sembra dotata di vita propria: si muove, si allarga, si restringe, sussurra, scricchiola, contiene oggetti che non solo sono carichi di significato, ma si impongono ai suoi abitanti. Un po’ alla volta, la realtà intima di questa famiglia si dispiega, si arricchisce di dettagli; per meglio dire, si stratifica.
 
Proprio a ridosso delle vacanze estive, Théo, sempre più sofferente e depresso, sempre più distante dalla moglie e dai figli, decide di ripristinare la grande cantina sottostante alla casa, liberandola dai quintali di terra con cui, decenni prima, è stata completamente riempita e sepolta, insieme a tutto ciò che conteneva, nuovo o vecchio che fosse. Scavare la cantina, riportarla allo stato originario diventa la sua fissazione, la sua speranza di salvezza e di riconciliazione con sé stesso e con gli altri. A ricoprirla era stata la madre di Théo, donna dalla volontà di ferro e dall’affettività trattenuta, che si sentiva minacciata dallo spazio vuoto sotto il pavimento. Lui, invece, questo spazio lo deve recuperare. Notte dopo notte, da solo o con l’aiuto di Simon, Théo svuota, consolida, ricava piccoli locali dalle pareti di terra in cui tutti loro potranno rintanarsi, ciascuno nel suo spazio, mentre la moglie Muriel, completamente assorbita dal legame simbiotico con il figlio e dal bisogno di arginare il caos, e la figlia Marie, presa dai turbamenti e dalle scontrosità dell’adolescenza, lo lasciano fare e, senza opporre resistenza, senza dire niente a nessuno, finiscono per accettare ciò che a questo punto sembra ovvio: estraniarsi definitivamente dalla realtà e sprofondare in sé stessi. Sarà Simon, di nuovo, a riportarli a modo suo alla luce e toccherà a qualcun altro, con un bel colpo di coda, sciogliere gli enigmi familiari.
 
Francesca