Oltre 66'000. 
Tanti sono i libri in lingua italiana pubblicati nel 2017. Numeri analoghi nel 2016 e nel 2015.Un mare di titoli in cui tuffarsi con piacere.
Ma la scelta è spesso ardua: come orientarsi in questo vasto orizzonte?
I librai sono grandi lettori e dedicano molto del loro (poco) tempo libero alla lettura.
Abbiamo allora pensato di mettere a disposizione anche online il parere di una di noi sulle sue letture della settimana: potrebbe venire utile come segnalazione o suggerimento.
Le recensioni saranno a volte di libri nuovi o nuovissimi, altre di testi classici o di qualche tempo fa, a volte saranno di romanzi, altre di racconti, altre ancora di saggi.

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Kent Haruf, La strada di casa, NN, 2020
 
Con la traduzione di questo romanzo, apparso in originale già nel 1990, si conclude la pubblicazione in italiano delle opere dell’autore americano Kent Haruf, tutte uscite per la casa editrice NN.
Così come sarà per i suoi testi più noti, in particolare la trilogia che va sotto il nome di Trilogia della Pianura, composta dai romanzi BenedizioneCanto della pianura e Crepuscolo, o l’apprezzatissimo Le nostre anime di notte, tutti scritti successivamente, anche questo libro è ambientato a Holt, la cittadina del Colorado che, pur essendo nata dalla fantasia di Haruf, risulta del tutto credibile, tale è il realismo con cui è ritratta.
 
La scrittura sobria, precisa, pulita, capace di rendere quasi visivamente ciò di cui parla, attenta ai gesti, alle espressioni, efficace nei brevi dialoghi, null’altro che rapidi scambi molto eloquenti, è uno dei grandi pregi di questo romanzo. Le situazioni sono rese in modo concreto, i personaggi prendono forma con nitidezza, i loro caratteri, le loro azioni e le loro reazioni si presentano vividi a noi lettori, che pure non sempre possiamo condividere e apprezzare i loro comportamenti.
Come dicevo, ogni cosa avviene nella cornice di Holt. Sono appena 3000 anime, tutti si conoscono, tutti si incontrano nei negozi e nei locali disposti lungo la Main Street e le emozioni si dilatano spesso fino a coinvolgere l’intera comunità. In questa provincia sonnacchiosa, che guarda con sospetto chi viene da fuori, chi non le appartiene per nascita, un torto fatto alla collettività suscita una rabbia collettiva ed esige una punizione collettiva. Non importa che il castigo si abbatta su qualcuno che non solo non ha nessuna colpa, ma è palesemente a sua volta una vittima; non importa che ad essere umiliata e degradata sia una persona innocente. Proprio il tema della vendetta e dell’espiazione, del risarcimento e dell’assenza di giustizia costituisce il centro di questo romanzo, che sa assumere tratti duri e drammatici. Haruf è molto bravo a restituire l’accanimento della gente di Holt, l’ostilità che monta, la richiesta di un risarcimento, quale che sia. Poi, placata la rabbia, tutto rientra nella normalità, la vita si ripiega sulla consueta routine, in attesa di un nuovo evento, possibilmente tragico, di cui parlare e occuparsi. Resta impressa nella memoria, e difficile da dimenticare, l’immagine di chi si offre come vittima affinché il conto venga saldato, il torto sanato e Holt possa infine acquietarsi.
 
Non anticiperò nulla della trama. Basterà dire che ruota attorno a Jack Burdette e si apre con il suo ritorno a Holt, dopo un’assenza durata ben otto anni, a bordo di un’appariscente Cadillac che già da sola è un affronto per i suoi concittadini. È ormai sfatto, irriconoscibile - d’altronde per la gente di Holt, Jack non è più chi credevano che fosse, un omone simpatico e affascinante, amante del divertimento, un campione sportivo dall’aura quasi leggendaria, ammirato da tutti per le sue prestazioni sui campi di football, le sue intemperanze, le sue trasgressioni, i suoi colpi di testa, come l’improvviso matrimonio con una ragazza di un’altra città, Jessie, che resterà sempre un corpo estraneo a Holt. Il suo ritorno riapre una ferita mai davvero rimarginata e risveglia l’odio di una comunità che non può perdonargli di essere stata tradita.
La storia procede dunque a ritroso: inizia nel momento in cui Jack riappare a Holt e poi va indietro a ripercorrere la sua vita sin dalla nascita, nel 1941. Il racconto è affidato a Pat, che di Jack è stato compagno e amico per tutti gli anni della scuola, sin dalle elementari. È la sua voce a presentarci Jack e i personaggi che gli ruotano intorno, i suoi amici, i colleghi di lavoro, i parenti, in particolare la moglie Jessie, una giovane minuta e determinata, madre amorevole e persona di grande rigore morale, destinata a diventare la figura centrale del romanzo. Mi è piaciuto il modo in cui Haruf riesce a fare parlare Pat, lasciando che la sua narrazione non sia tanto e solo in prima persona, ma corale. Piuttosto che offrire la sua prospettiva e il suo giudizio, Pat, che non a caso è un giornalista, si fa testimone di una storia di grande impatto e ci restituisce la vita intima di una comunità che di bonario ha solo l’apparenza.

Francesca