I librai sono grandi lettori e dedicano molto del loro (poco) tempo libero alla lettura.
Abbiamo allora pensato di mettere a disposizione anche online il parere di una di noi sulle sue letture della settimana: potrebbe venire utile come segnalazione o suggerimento.
Le recensioni saranno a volte di libri nuovi o nuovissimi, altre di testi classici o di qualche tempo fa, a volte saranno di romanzi, altre di racconti, altre ancora di saggi.

Scarica le recensioni in formato .pdf

































































































































 


Ascolta i segnalibri sonori su Spreaker, Youtube o Spotify.

...........................................................................

Benjamin Stevenson, Tutti nella mia famiglia hanno ucciso qualcuno, Feltrinelli, 2022
 
Un giallo divertente, leggero, di puro intrattenimento, ma con un intrigo niente affatto elementare, ben costruito e ben gestito. Queste pagine non affrontano questioni etiche, non parlano di giustizia, non considerano temi sociali, non delineano raffinati profili psicologici. Presentano invece toni da commedia, sono trapuntate di battute che strappano sorrisi, spesso anche una risata piena, e giocano con le atmosfere e le caratteristiche del giallo più classico: il luogo isolato e difficilmente accessibile, la bufera di neve, una serie di morti misteriose, la riunione di un gruppo di personaggi che hanno molto da nascondere e molti motivi per uccidere e un’indagine condotta grazie alla sola deduzione.
Il punto di partenza scelto dallo scrittore e uomo di spettacolo australiano Benjamin Stevenson è già tutto un programma: il suo protagonista, Ernest Cunningham, dichiara che ci racconterà l’avventura che gli è capitata, attenendosi scrupolosamente alle regole del perfetto romanzo giallo stilate da Ronald Knox nel 1929 e elencate a inizio libro; tra queste, spicca la promessa di dire sempre la verità e informare il lettore di ogni nuovo indizio. Ernest queste regole le conosce bene, dato che di professione è autore di saggi che spiegano come scrivere un poliziesco. Si impegna insomma a essere un narratore affidabile e trasparente. Ci potremo fidare?
Sin dall’inizio noi lettori veniamo interpellati: Ernest spesso ci parla direttamente, ci chiama in causa, ci blandisce, ci esorta a ricordare informazioni, ci anticipa eventi futuri; è un espediente davvero originale offrirci veri e propri spoiler di ciò che avverrà qualche pagina più in là - ma attenzione ai tranelli!
 
Ernest Cunningham e i suoi formano una bella famigliola. La loro fama li precede, vantano una storia criminale di tutto rispetto, pur non essendo necessariamente delinquenti, ma professionisti, medici, giuristi, salutisti, imprenditori di sé stessi. Si ritrovano per un fine settimana in montagna su iniziativa della zia, che ha organizzato per tutti loro un soggiorno di svago e relax in un albergo accogliente, appartato e tranquillo. In realtà, sono stati convocati per festeggiare la scarcerazione del fratello di Ernest, Michael, che ha scontato tre anni a seguito di un omicidio. Al processo era stato difeso dal patrigno, avvocato dalla dubbia moralità, mentre il testimone dell’accusa era proprio Ernest, cosa che gli ha guadagnato l’ostilità generale. Prima ancora che Michael li raggiunga, però, viene trovato un cadavere. È un inverno australiano insolitamente freddo, loro sono in montagna e un vento gelido e gonfio di neve ostacola ogni spostamento. Il morto potrebbe semplicemente essere un escursionista incauto, ma il suo aspetto racconta un’altra storia; e poi chi è? Da dove viene? Nessuno lo riconosce, non è uno degli ospiti o degli impiegati dell’hotel e neppure dalle strutture turistiche più vicine sembra sia scomparso qualcuno. È un caso che quest’uomo sia stato rinvenuto stecchito nella neve proprio mentre è in corso la riunione dei Cunnigham? Chi può garantire che l’assassino non sia pronto a uccidere ancora? Diventa presto chiaro che il colpevole va cercato in questa stramba accolita di parenti che covano segreti e tra cui corrono rapporti tesi, ma che hanno in comune una caratteristica: tutti sono responsabili della morte di qualcuno. Per salvare sé stesso e i suoi dall’accusa di omicidio e, prima ancora, da una morte violenta, Ernest è costretto a indagare, facendo leva unicamente sulle sue doti intellettuali e sulla sua conoscenza delle istruzioni per costruire un thriller. Nell’albergo ci sarebbe anche un poliziotto, arrivato dopo il ritrovamento dello sconosciuto e prima che la tempesta bloccasse le strade, ma è palesemente e particolarmente inetto, forse più un impaccio che un aiuto. Le rivelazioni si susseguono, i misteri si infittiscono, i cellulari non hanno campo e la trama si sviluppa attraverso mosse spiazzanti e funambolici ribaltamenti delle aspettative. Alla fine resta la domanda: il nostro narratore ci ha ingannato e depistato oppure è rimasto fedele al suo impegno di dirci sempre e soltanto la verità?
 
Francesca